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Le liti interne minano il governo
In calo la fiducia in Berlusconi


di MATTEO TONELLI

ROMA
Cala ancora. Somma al meno 4 registrato a luglio, un altro meno due. Che lo porta al 47%. Ben lontano da quel 62% che aveva fatto segnare, mesi fa, il picco del suo gradimento. E' questa la fotografia che ci consegna il sondaggio fiducia realizzato da Ipr marketing per Repubblica.it. Una serie di quesiti che passano dal gradimento del premier a quello dell'esecutivo e dei suoi singoli componenti.
Quello che balza agli occhi è che, dando per fisiologico un calo del gradimento dopo l'entusiasmo iniziale, il governo paga le troppe frizioni interne. E Berlusconi il non saperle gestire. In pratica quella poca coesione che costò carissima al governo Prodi e di cui, anche se in maniera meno marcata, anche l'esecutivo in carica sembra colpito. E' palese, infatti, che una delle caratteristiche dell'iniziale boom di fiducia del governo Berlusconi fu proprio quella sensazione di compattezza granitica data dall'esecutivo. Poi, con il passare dei mesi le cose sono cambiate.
A partire dalle tensioni con il Pdl del Sud, dalla crisi continua tra Fini e Berlusconi, dai contrasti tra Lega e una parte del Pdl (in particolare la componente di aennina), dalla grana delle candidature in alcune regioni del nord che il Carroccio rivendica. Tutte cose che hanno danneggiato l'immagine di un blocco granitico e che hanno fatto scivolare la fiducia nell'esecutivo dal 54% dell'ottobre 2008 al 44% di oggi. Un calo, ad onore del vero, che dall'inizio dell'anno si è fermato, oscillando tra il 46% e il 44%. Stazionaria la percentuale di chi dice non avere poco o nessuna fiducia nell'esecutivo (52%).
A questo si sommano le vicende personali del premier, a partire dalla vicenda delle escort. Non a caso la fiducia in Berlusconi scende di due punti percentuali: dal 49% di luglio al 47% odierno. 50% la percentuale di chi non ha fiducia nel Cavaliere (ad ottobre 2008 era il 36%).
Ministri. Sacconi, Brunetta, Alfano, Tremonti e Maroni. Sono questi gli uomini più graditi dell'esecutivo. Ministri che hanno dato vita a riforme, alcune contestate, e che presidiano saldamente le prime 5 posizioni. Davanti a tutti ci sono Maroni e Sacconi (61%), che staccando di una lunghezza Alfano, Tremonti e Brunetta. Sopra il 50% (ma sotto il 60) si piazzano Bossi, Carfagna e Scajola (55%). Perde posizioni, invece, Maria Stella Gelmini, protagonista di una contestatissima riforma della scuola. Per lei gradimenti in calo dal 42 al 40%.
Partiti. Su questo fronte pochi i cambiamenti. Rispetto a luglio il Pdl resta in testa con il 46%, seguito dall'Idv di Di Pietro che cresce (dal 41 al 43%) e dall'Udc di Casini (dal 34 al 36%). Calano il Pd (dal 33 al 32%) e la Lega (dal 32 al 31%).

(16 settembre 2009)



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