Sostegno per l'Alcoa ed i suoi dipendenti legati ad una decisione della Commissione europea
Cari amici e colleghi,
Vi scrivo per portare alla Vostra attenzione la vicenda dell'azienda Alcoa e dei suoi dipendenti, che rischiano seriamente di perdere il proprio posto di lavoro ed i cui destini sono legati ad una decisione della Commissione europea.
Presente in 44 Paesi al mondo, con 123 mila dipendenti sparsi in 350 stabilimenti, la multinazionale americana Alcoa (Aluminium Company of America) vanta il primato di maggior produttore mondiale di alluminio primario e allumina. Nel 1996, Alcoa si è insediata in Italia rilevando le attività di Alumix Spa, la più grande azienda italiana del settore, da oltre mezzo secolo presente su tutto il territorio nazionale con stabilimenti di alluminio primario, estrusi e laminati. Oggi produce il 100 per cento dell’alluminio primario nel nostro paese e gestisce i due impianti di Portovesme (150 mila tonnellate all’anno) e Fusina (50 mila), con oltre 600 dipendenti.
A causa della mancata soluzione delle problematiche attinenti la fornitura di energia a condizioni sostenibili gli stabilimenti Alcoa, che effettuano il 100% della produzione nazionale di alluminio primario, pur essendo una realtà tecnicamente ed economicamente sana, opera in una situazione di estrema difficoltà per quanto concerne sia l'attività corrente che le prospettive future. In proposito, la legge 80 del maggio 2005, finalizzata alla competitività del sistema industriale Italiano, riconosciuto l'imperfetto funzionamento del mercato dell'energia, ha previsto di prorogare sino al 2010 il regime tariffario esistente per gli stabilimenti di produzione di alluminio primario a suo tempo già approvato dalla Commissione europea.
Nel luglio 2006, proprio la Commissione europea ha aperto un'indagine sulla proroga nel presupposto che esso possa costituire un aiuto di Stato al funzionamento e, mentre l'esito dell'indagine tarda ad arrivare, l’Autorità nazionale per l’Energia continua ad imporre all'Alcoa una pesantissima fideiussione milionaria di oltre 400 milioni di euro. Un provvedimento che rischia di diventare insostenibile e che comunque penalizza fortemente un’azienda che garantisce migliaia di buste paga.
Il 17 Novembre p.v. scadrà il regime delle tariffe energetiche speciali di cui gode attualmente Alcoa e se, prima di allora, non si concretizzeranno provvedimenti che consentano di acquisire l’energia a prezzi in linea con la media europea, l'azienda sospenderà le produzioni sia a Portovesme che a Fusina nel Veneto.
Vorrei peraltro evidenziare che attualmente gli operai di Portovesme sono in protesta e, per far sentire la loro voce, ieri hanno occupato pacificamente l'aeroporto di Cagliari, mentre a Porto Marghera i lavoratori sono scesi in piazza.
Inoltre, vorrei sottolineare come la ventilata chiusura degli stabilimenti dell'Alcoa determinerebbe la cessazione della produzione in Italia di una materia prima strategica per l'industria ed i nostri produttori. Non deve neanche essere ignorato il pericolo che l'Alcoa, chiusi gli stabilimenti italiani, possa delocalizzare la produzione al di fuori del territorio comunitario.
Credo che questa situazione non possa e non debba essere trascurata e, per tale motivo, richiedo a Voi tutti il sostegno per gli operai e per un'azienda così preziosa nel nostro Paese. Vi pregherei di dare diffusione di questo appello e di considerare l'ipotesi di intraprendere azioni comuni volte a sensibilizzare le istituzioni sul tema.
Un caro saluto,
Giommaria Uggias
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