FAME NEL MONDO: una vergogna senza attenuanti
intervento di Josè Manuel Barroso (Presidente Commissione UE)
La sicurezza alimentare, la biodiversità e i cambiamenti climatici sono i temi
al centro del vertice Fao che inizia oggi a Roma e che si concluderà
mercoledì.
Come collettività, stiamo fallendo nella lotta contro la fame nel
mondo.
Attualmente, sono oltre un miliardo, sul nostro pianeta, le persone
che non dispongono del cibo necessario per soddisfare il fabbisogno alimentare
giornaliero di base; e nei paesi in via di sviluppo la situazione peggiora
giorno dopo giorno.
Si tratta, soprattutto e come prima cosa, di una vergogna
sul piano morale. Com'è possibile che nel XXI secolo, dopo aver viaggiato sulla
Luna, non siamo in grado di sfamare la popolazione della Terra? I politici
devono peraltro rendersi conto che il fenomeno della fame nel mondo è collegato
agli effetti della crisi economica e ai cambiamenti climatici in corso, una
situazione, questa, che getta lunghe ombre sulla comunità mondiale.
A essere
onesti, i leader mondiali hanno già fornito una risposta. Di recente, al G-8
dell'Aquila, ci siamo fermamente impegnati ad «agire nella misura e con
l'urgenza necessarie per conseguire una sicurezza alimentare globale
sostenibile» e, per il prossimo triennio, sono stati stanziati in totale 20
miliardi di dollari.
Per quanto notevole, il nostro impegno potrebbe
rivelarsi tuttavia insufficiente: dobbiamo fare di più per estendere la
produzione agricola, per dare libero corso agli scambi, al fine di garantire la
sicurezza alimentare e per contrastare gli effetti incalzanti dei cambiamenti
climatici sull'agricoltura.
Anche la Commissione europea ha fornito una
risposta, finanziando la sicurezza alimentare tramite una serie di strumenti. Lo
strumento alimentare di cui la Ue si è dotata lo scorso anno mobilita fondi
aggiuntivi per 1,5 miliardi di dollari destinati a contrastare, in tempi brevi,
l'aumento dei prezzi alimentari.
Nei prossimi tre anni prevediamo un
ulteriore stanziamento di 4 miliardi di dollari per finanziare attività di
sostegno ai paesi che hanno necessità di potenziare la sicurezza alimentare e di
adeguarsi ai cambiamenti climatici.
Ulteriori stanziamenti a favore della
sicurezza alimentare dovrebbero peraltro risultare dal pacchetto finanziario che
l'Unione europea sostiene strenuamente in vista del prossimo appuntamento di
rilievo in calendario: la conferenza di Copenaghen di dicembre sui cambiamenti
climatici. Occorreranno notevoli investimenti affinché l'agricoltura possa
adeguarsi con successo alle mutazioni climatiche e alla crescente intensità e
frequenza di eventi atmosferici eccezionali. I cambiamenti colpiscono
maggiormente le popolazioni più povere e le tendenze a livello mondiale
nascondono grandi disparità su scala regionale.
Il costo dei cambiamenti
climatici sarà particolarmente elevato per i piccoli agricoltori,
prevalentemente nei paesi in via di sviluppo. Se non agiamo in fretta, entro il
2080 la siccità avrà ridotto del 10-20% la capacità cerealicola di base dei 40
paesi più poveri, essenzialmente in Africa sub-sahariana e America latina. Le
risposte a questo problema sono tuttavia a portata di mano. Gli effetti della
biodiversità sono spesso scarsamente compresi e, con essi, il contributo che la
biodiversità è in grado di dare alle problematiche mondiali. Un ecosistema è
tanto più in grado di resistere ai cambiamenti quanto più si caratterizza per
forme di vita variegate.
In tal senso, la biodiversità può costituire una
"assicurazione naturale" contro la repentinità dei cambiamenti climatici e
fungere da rete di sicurezza contro le perdite causate dal clima, dai parassiti
e dalle malattie. La diversità biologica è essenziale ai fini di una produzione
alimentare sicura e stabile nel lungo periodo. Le carestie che hanno afflitto
l'Irlanda del XIX secolo e l'Etiopia degli ultimi decenni del XX secolo
dimostrano inconfutabilmente che un'agricoltura non diversificata è vulnerabile
ai cambiamenti ambientali, vulnerabilità destinata a ripercuotersi in termini
drammatici sulle popolazioni.
La diversificazione delle colture può essere
peraltro notevolmente benefica per l'ecosistema. Le varietà resistenti alla
siccità e alle inondazioni permettono non solo di aumentare la produttività, ma
anche di prevenire l'erosione del suolo e la desertificazione. Nel Ghana
meridionale, ad esempio, gli agricoltori sono riusciti a ridurre l'incidenza dei
cattivi raccolti dovuti a precipitazioni variabili e imprevedibili coltivando,
per una stessa specie, diverse varietà resistenti alla siccità. La
diversificazione delle colture ha consentito inoltre di diminuire il ricorso a
pesticidi costosi e dannosi per l'ambiente. Sono quindi convinto che, nella
lotta ai cambiamenti climatici e all'insicurezza alimentare, occorra valorizzare
la biodiversità e che questa problematica vada portata all'attenzione dei
vertici.
In occasione del vertice di Roma, mi auguro che si sia in grado
definire le principali priorità della lotta contro la fame nel mondo e
l'insicurezza alimentare e, soprattutto, d'istituire, in tema di sicurezza
alimentare, un'autorevole fonte consultiva per governi e istituzioni
internazionali.
Ritengo infatti sia necessario creare per la sicurezza alimentare un gruppo
intergovernativo di esperti in grado di monitorare la situazione su scala
mondiale, al pari di quello per i cambiamenti climatici istituito dalle Nazioni
Unite. L'impegno che mi assumo in questo inizio di legislatura della Commissione
europea è di continuare a fare tutto il possibile per promuovere una questione
tanto importante. Tuttavia, anche le politiche di aiuto più apprezzabili e
tempestive rimangono un esercizio sterile se gli impegni assunti dai governi dei
paesi sviluppati non si traducono in stanziamenti concreti e maggiori
investimenti agricoli in tutto il mondo. Concludo quindi con un invito:
facciamo in modo che il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare testimoni
l'impegno concreto di tutti i governi verso l'obiettivo comune di un mondo senza
fame. Se falliremo, dovremo renderne conto alla Storia.
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