Una delle grandi novità del Trattato di Lisbona è il diritto
di iniziativa popolare, per cui un milione di cittadini europei potranno
sottoporre una proposta di legge alla Commissione europea. Il 31 marzo
l'esecutivo ha pubblicato il regolamento che dovrebbe stabilire come mettere in
pratica il principio sancito dal Trattato. Ora la palla passa al Parlamento. Che
vuole fare dell'iniziativa cittadina un vero strumento di democrazia
partecipativa.
L'iniziativa popolare non solo permette alla società civile di contribuire e
influire sul processo decisionale europeo. E' anche uno strumento di
trasparenza, che potrà avvicinare i cittadini alla macchina comunitaria e creare
legami civici transnazionali su tematiche comuni.
Ma da quanti paesi minimo devono venire le firme, come raccoglierle, chi
deve verificarle? Ecco le risposte della Commissione.
Nove paesi e un numero rappresentativo di abitanti
Dopo una lunga fase di consultazione pubblica, le conclusioni della
Commissione, che ora devono passare al vaglio di Parlamento e Consiglio
prevedono che:
-
Il milione di firme venga da almeno un terzo degli Stati
membri, ovvero nove attualmente
-
Le firme possano essere raccolte per via cartacea o elettronicamente
e verificate dalle autorità nazionali secondo le procedure in
vigore
-
L'età minima per firmare sia la stessa del voto alle
elezioni europee (18 dappertutto, tranne in Austria dove si vota a 16
anni)
-
Le firme provenienti da ogni Paese debbano essere proporzionali alla
popolazione - per esempio per l'Italia servono almeno 54.750 firme.
Il periodo per raccogliere le firme sarebbe di 12 mesi. La
procedura prevedrebbe la registrazione online dell'iniziativa, l'effettiva
raccolta delle firme, un 'check' a un terzo del cammino - quando ci sono già
almeno 300.000 firme depositate - per verificare
l'ammissibilità della proposta dal punto di vista giuridico. E poi
l'approvazione finale.
Le reazioni dei deputati
Secondo Andrew Duff, liberale inglese, esperto di questioni
costituzionali, la Commissione ha trovato "un buon equilibrio fra democrazia
popolare e necessaria integrità del nuovo istituto". Ma gli sembra ragionevole
che "ogni cittadino, prima di lanciare la raccolta delle firme, chieda il parere
informale della Commissione sull'ammissibilità e l'attuabilità della sua
proposta".
Il popolare polacco Rafal Trzaskowski ritiene la proposta
"un passo avanti nella realizzazione di una delle più significative innovazioni
del Trattato di Lisbona", ed è convinto che "la Commissione e il Parlamento
faranno di tutto per approvare le regole nel più breve tempo possibile". Ma
avvisa: "Non si devono generare aspettative troppo alte nei cittadini. La
procedura sarà complicata, come lo è in tutti i paesi in cui un simile
meccanismo esiste."
Più critici i Verdi: "La proposta è utile, ma non abbastanza ambiziosa e
vicina ai cittadini", dice Gerald Häfner: "La Commissione
prevede tutta una serie di disposizioni a cui attenersi per fare una proposta,
ma resta vaga sulle regole che essa stessa applicherà nel trattamento delle
domande".
Lunedì prossimo 19 aprile la commissione Affari costituzionali terrà un
primo scambio di vedute con il commissario Sefcovic, responsabile per la
proposta, e in seguito inizierà l'iter legislativo sul
testo.