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Iniziativa cittadina: nuove regole, nuove opportunità

Diritti dei cittadini - 14-04-2010 - 17:54

  • La Commissione propone firme da almeno 9 paesi membri
  • Il Parlamento inizia l'esame del testo lunedì 19 aprile

    Una delle grandi novità del Trattato di Lisbona è il diritto di iniziativa popolare, per cui un milione di cittadini europei potranno sottoporre una proposta di legge alla Commissione europea. Il 31 marzo l'esecutivo ha pubblicato il regolamento che dovrebbe stabilire come mettere in pratica il principio sancito dal Trattato. Ora la palla passa al Parlamento. Che vuole fare dell'iniziativa cittadina un vero strumento di democrazia partecipativa.

    L'iniziativa popolare non solo permette alla società civile di contribuire e influire sul processo decisionale europeo. E' anche uno strumento di trasparenza, che potrà avvicinare i cittadini alla macchina comunitaria e creare legami civici transnazionali su tematiche comuni.


    Ma da quanti paesi minimo devono venire le firme, come raccoglierle, chi deve verificarle? Ecco le risposte della Commissione.


    Nove paesi e un numero rappresentativo di abitanti


    Dopo una lunga fase di consultazione pubblica, le conclusioni della Commissione, che ora devono passare al vaglio di Parlamento e Consiglio prevedono che:


    • Il milione di firme venga da almeno un terzo degli Stati membri, ovvero nove attualmente

    • Le firme possano essere raccolte per via cartacea o elettronicamente e verificate dalle autorità nazionali secondo le procedure in vigore

    • L'età minima per firmare sia la stessa del voto alle elezioni europee (18 dappertutto, tranne in Austria dove si vota a 16 anni)

    • Le firme provenienti da ogni Paese debbano essere proporzionali alla popolazione - per esempio per l'Italia servono almeno 54.750 firme.


    Il periodo per raccogliere le firme sarebbe di 12 mesi. La procedura prevedrebbe la registrazione online dell'iniziativa, l'effettiva raccolta delle firme, un 'check' a un terzo del cammino - quando ci sono già almeno 300.000 firme depositate - per verificare l'ammissibilità della proposta dal punto di vista giuridico. E poi l'approvazione finale.


    Le reazioni dei deputati


    Secondo Andrew Duff, liberale inglese, esperto di questioni costituzionali, la Commissione ha trovato "un buon equilibrio fra democrazia popolare e necessaria integrità del nuovo istituto". Ma gli sembra ragionevole che "ogni cittadino, prima di lanciare la raccolta delle firme, chieda il parere informale della Commissione sull'ammissibilità e l'attuabilità della sua proposta".


    Il popolare polacco Rafal Trzaskowski ritiene la proposta "un passo avanti nella realizzazione di una delle più significative innovazioni del Trattato di Lisbona", ed è convinto che "la Commissione e il Parlamento faranno di tutto per  approvare le regole nel più breve tempo possibile". Ma avvisa: "Non si devono generare aspettative troppo alte nei cittadini. La procedura sarà complicata, come lo è in tutti i paesi in cui un simile meccanismo esiste."


    Più critici i Verdi: "La proposta è utile, ma non abbastanza ambiziosa e vicina ai cittadini", dice Gerald Häfner: "La Commissione prevede tutta una serie di disposizioni a cui attenersi per fare una proposta, ma resta vaga sulle regole che essa stessa applicherà nel trattamento delle domande".


    Lunedì prossimo 19 aprile la commissione Affari costituzionali terrà un primo scambio di vedute con il commissario Sefcovic, responsabile per la proposta, e in seguito inizierà l'iter legislativo sul testo.



     
    RIF. : 20100409STO72390

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