La questione interna (e non solo) al PDL.
Si è svolto a Roma il tanto atteso chiarimento tra il Presidente del PDL On.Silvio Berlusconi ed il Presidente della Camera dei deputati, On. Gianfranco Fini.
Il dibattito è stato, per la prima volta, svolto in diretta televisiva, radio e trasmesso sulla rete di Interne, ed è risultato schietto, franco, diretto ed alla luce del sole.
I due contendenti non si sono affatto risparmiati critiche ed accuse in diretta.
L'on. Berlusconi apre i lavori ed illustra al Direttivo i risultati della recente campagna elettorale compiacendosi per il lusinghiero risultato ottenuto. Rimprovera, all'on. Fini ed ai "Finiani", il comportamento scissionistico e di rottura con il Partito, evidenziando i continui distinguo che il Presidente Fini fa, da un pò di tempo a questa parte, non svolgendo così quella funzione terza che deve essere propria di un Presidente della Camera. Rimprovera a Fini di non aver aderito alla manifestazione indetta dal Partito a P.zza S. Giovanni a favore del candidato a Governatore del Lazio, Renata Polverini, mentre non perde occasione per differenziarsi pubblicamente da molte posizioni politiche espresse dal PDL ponendosi come parte politica avversa al PDL. Gli chiede, quindi, di lasciare al terza carica dello Stato e di entrare nel Partito e nel Governo per poter esprimere così, liberamente, le sue opinioni anche in dissenso con il PDL. L'On. Berlusconi ha poi evidenziato il comportamento, a suo dire, riprovevole di alcuni "finiani", come gli on. Urso e Bocchino, che pubblicamente hanno gettato fango sul partito e sulla sua persona.
L'on. Fini, pur non mettendo in discussione la leadership di Berlusconi, ed i meriti del Governo, muove pesanti accuse sull'operato del PDL che, a suo avviso si è completamente appiattito sulle posizioni demagogiche della Lega Nord rischiando così di essere trascinato in avventure populiste e conservatrici unicamente a vantaggio del Nord d'Italia dimenticandosi che anche il centro sud ha fortemente contribuito alle vittorie del PDL nelle varie elezioni. Fini chiede la possibilità di poter esercitare, nel PDL, il suo ruolo critico verso quelle scelte della maggioranza che non lo vedono in sintonia, esercitando democraticamente di fatto il ruolo di una minoranza interna. Risponde all'On. Berlusconi affermando che non intende lasciare la Presidenza della Camera e rivendica il diritto di esprimere liberamente le sue opinioni pubblicamente.
La questione che si pone in questo caso è molto semplice: quali sono i confini tra una critica legittima all'interno di una organizzazione politica e una posizione di rottura? Con una mozione votata a larghissima maggioranza (su 172 votanti 11 contrari e 1 astenuto), è passata la mozione che ribadisce l'obbligo all'osservanza delle decisioni assunte dagli organismi dirigenziali del PDL e la contrarietà alla formazione interna al partito di correnti o gruppi dissidenti.
Quello che si è potuto notare in questo dibattito, al di là della dialettica, dei contenuti, degli scontri, delle minacce ecc., è stato il metodo usato dal PDL di esporsi all'opinione pubblica. Un collegamento in diretta completo, via radio tv e internet, che ha consentito a tutti di prendere parte alla discussione se pur aspra, schietta, franca, ma diretta e senza esclusione di colpi. Una vera prova di democrazia che da tempo non si vedeva in quel partito.
Per conoscere poi il risultato di questo evento bisognerebbe capire bene cosa significano veramente le dimissioni di Montezemolo dalla FIAT e che probabilità ci sono che entri in politica e semmai al fianco di Casini... Solo allora si potranno capire le picconate di Fini a Berlusconi. Una cosa è certa che per la prima volta un leader politico di centro-destra e di grossa caratura (in questo caso la terza carica istituzionale dello Stato), mette in evidenza con forza e, nel partito che egli stesso ha co-fondato, il grande pericolo dell'importanza che il PDL stà dando alle scelte che la Lega Nord porta avanti. Questa volta il "Padre-padrone" non è riuscito a comprimere il libero pensiero e la dialettica democratica proponendo nella solita cena a due o plurima la "toppa", ma è stato costretto ad un pubblico dibattito con tutte le componenti del Partito e si è assistito, per la prima volta in casa PDL, ad un confronto aspro, diretto, senza esclusioni di colpi, ma sicuramente più accettabile dal punto di vista democratico che il solito "digestivo" offerto a fine cena.
E' finito il tempo del Padre -Padrone mentre si assiste al dissenso degli "ex fedeli" silenti che esprimono davanti a tutti le proprie perplessità e mentre essi le "esprimono" i soliti servi sciocchi del signore di cui sopra, li paragonano a Di Pietro e Travaglio.
Evidentemente la politica trasparente, critica,produttiva degli interessi dei cittadini e solo di quelli non piace ai politici della maggioranza che dovrebbero sentirsi offesi se paragonati ai soliti
" rompiscatole".
Massimo Mercurio Romano
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