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Europa, una lotta comune contro l'Alzheimer
Sanità pubblica - 29-09-2009 - 18:20
Philippe Lamberts
Sono oltre 7 milioni le persone colpite dal morbo di Alzheimer e malattie simili
in Europa, e il numero è destinato a raddoppiare nei prossimi 20 anni se non si
trovano forme di prevenzione e trattamento adeguato. La Commissione europea
propone di mettere in comune le risorse sulla ricerca, per trovare soluzioni
comuni a un problema comune a tutti i Paesi europei. Il Parlamento sta
preparando un rapporto, curato dall'eurodeputato belga Philippe Lamberts, dei
Verdi. Ecco le sue prime riflessioni.
Onorevole Lamberts: di che cosa parlerà il suo rapporto? Perchè il Parlamento si occupa di Alzheimer?
Il rapporto mira ad assicurare che le risorse investite in ricerca e sviluppo
dai Paesi europei siano coordinate fra loro, in modo che i cittadini ottengano
il massimo beneficio dagli investimenti. Le malattie neurodegenerative, come
l'Alzheimer e il Parkinson, sono una minaccia sempre più diffusa. Bisogna
accelerare i tempi e investire risorse sufficienti per ottenere il massimo dalla
ricerca.
Qual è il ruolo del Parlamento in questa partita?
I Paesi UE hanno chiesto alla Commissione di coordinare le varie iniziative
nazionali in questo campo. Se fosse solo questo, il Parlamento avrebbe un ruolo
solo consultativo. Ma se si spendono soldi europei, il Parlamento avrà voce in
capitolo su come investirli.
Dobbiamo evitare che non si trasformi in una lotta di potere fra le diverse
istituzioni. Il Parlamento deve garantire che i soldi siano spesi per ottenere i
massimi risultati.
Alcuni deputati hanno espresso la preoccupazione che, invece di concentrare gli
investimenti sulla ricerca, si spendano soldi su inutili campagne di
prevenzione. Un'altra preoccupazione è che brevetti e licenze possano ritardare
la ricerca.
Che aiuto concreto l'UE può offrire alla persone che soffrono di queste malattie?
A parte evitare che il lavoro non sia duplicato in Paesi diversi, coordinare gli
sforzi e garantire fondi, tutto sta nella velocità. Chiaramente con la ricerca
non si sa mai quando arriveranno i risultati, ma almeno dobbiamo essere sicuri
che i soldi vengano spesi là dove c'è un valore aggiunto.
Alcuni deputati hanno suggerito di destinare dei fondi alle famiglie e i
parenti che soffrono per le condizioni del malato. Io non ho niente in
contrario, ma deve essere chiara la distinzione fra fondi per la ricerca e fondi
per iniziative sociali. Nelle prossime settimane sarà più chiaro quello che i
parlamentari ritengono necessario. L'importante è non confondere le
cose.
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