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Abbiamo deciso di proporvi questo interessante studio del Dott. Pietro Monsurrò, Fellow dell’Istituto Bruno Leoni, dal titolo “La guerra del tabacco – L’inefficacia è un dettaglio secondario?”.

La ragione che ci ha spinto a fare ciò risiede nel fatto che alcuni dei risultati di questo studio sono stati gli stessi che l’On. Vincenzo Iovine, deputato indipendente al Parlamento europeo, ha portato all’attenzione delle istituzioni comunitarie nella sua battaglia in favore del settore tabacchicolo nazionale ed europeo. Tra interrogazioni, dichiarazioni scritte e convegni internazionali sul tema, l’On. Iovine continua il percorso iniziato sin dal suo insediamento, per garantire la sopravvivenza di un settore fondamentale dell’economia italiana.

Vi invitiamo perciò a leggere lo studio completo del Dott. Monsurrò dell’Istituto Bruno Leoni, di cui troverete di seguito un breve estratto, all’indirizzo:

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10787

Testo tratto dall’Executive summary dello studio:

In questo studio si analizzano le conseguenze sul mercato dei prodotti a base di tabacco di alcune regolamentazioni in discussione in sede europea: i divieti di esposizione nei punti vendita e gli obblighi di impiegare il packaging gene­rico o gli avvertimenti grafici. Queste misure si sommano alle misure regolative già adottate da praticamente tutti i Paesi quali le accise sui prodotti a base di tabacco, i divieti pubblicitari e gli avvertimenti testuali.

Il divieto di esposizione impone ai distributori al dettaglio (cioè soprattutto le tabaccherie) di non mostrare i prodotti a base di tabacco se non su richiesta esplicita di un cliente, e di mostrare ai clienti soltanto un foglio con i nomi e i prezzi dei prodotti in vendita.

Gli avvertimenti grafici sono invece immagini da stampare obbligatoriamente sui pacchetti, dal contenuto raccapricciante oppure sarcastico, che servono a scioccare il consumatore e a convincerlo a fumare di meno. Sono considerati un rafforzamento degli avvertimenti testuali già oggi obbligatori in molti Paesi.

Il packaging generico, infine, è l’uso di pacchetti privi di marchi e decorazioni, dal colore uniforme, e con il nome del prodotto stampato in carattere standard. Rendere impossibile l’uso della grafica dei pacchetti come strumento di marketing dovrebbe secondo i proponenti di tale misura diminuire i consumi di tabacco.

In questo studio si è analizzata soprattutto l’efficacia delle misure proposte, definita come effettiva capacità della regolamentazione di ridurre il consumo di tabacco o il numero di fumatori, e successivamente possibili altre conseguenze sul mercato, quali eventuali danni ad alcuni settori economici e ipotizzabili effetti sulla concorrenza e sulla struttura del mercato.

In base all’analisi della letteratura su queste misure regolative, pubblicata dalle autorità pubbliche, dagli attivisti anti-fumo, dalle aziende produttrici e da ricercatori indipendenti, si può affermare che nessuna delle tre misure che sono state esaminate ha alcuna efficacia provata nella riduzione del consumo di tabacco o del numero di fumatori, che esistono alcuni indizi (non conclusivi) del fatto che in alcuni casi l’effetto pratico sia opposto rispetto alle intenzioni dei regolatori, e che potrebbero esserci danni economici ingenti per alcuni operatori, quali i tabaccai o i coltivatori”.

A tal fine vale proprio la pena di ricordare alcuni dati che ci riguardano molto da vicino:

In Campania è concentrata circa la metà della produzione nazionale La produzione tabacchicola si concentra in provincia di Caserta (47%), Benevento (31%). Di seguito riportiamo i numeri del settore per questa regione:

• Imprese: 5.700
• Volume d’affari annuale: 115.000.000 di euro
• Volume d’affari dell’indotto: 111.000.000 di euro
• Superficie coltivata: 9.700 ettari
• Giornate di lavoro: 1.600.000
• Addetti: 30.000
• Incidenza sulla produzione nazionale: 50%

In Campania, molto più che in altre regioni, è difficile trovare valide alternative allo sfruttamento agricolo dei territori attualmente investiti a tabacco. Questa coltura, che già è praticata in zone di per se svantaggiate economicamente, evita dunque l'abbandono del settore primario da parte delle popolazioni locali, e contribuisce in maniera determinante a far continuare a vivere il tessuto rurale. Oltre ciò ha manifestazioni visibili anche sul versante economico e del gettito fiscale, ma soprattutto locale dove la coltivazione del tabacco rappresenta in molti contesti, lo ripetiamo fortemente, il fulcro su cui ruota l'intero sistema economico locale. In queste aree, a volte, il tabacco costituisce l’unico sostegno per un fitto tessuto di aziende familiari, nonché per le industrie di prima trasformazione e per le attività connesse.

Purtroppo senza aiuti e con l’incombere dello spettro della Convenzione quadro si rischia una vera e propria “ecatombe silenziosa”.

Per Monsurrò quindi le misure regolative europee non solo non hanno alcuna efficacia, ma rischiano, addirittura, di essere dannose poiché potrebbero favorire contrabbando e contraffazione, colpendo duramente l’intera filiera che, in Italia, occupa oltre 200 mila addetti.

Fermo restando l’ultimo chiarimento doveroso che riguarda la personale battaglia dell’On. Iovine sul tabacco: il fumo fa male, liberi di fumare oppure smettere, ma se “i deboli” continuano a fumare che lo facessero con tabacco selezionato e senza pesticidi. A parte la salvaguardia di tanti, tantissimi posti di lavoro da parte di chi liberamente sceglie di “farsi del male”.





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